la lauda italiana - CORO GABRIELI

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approfondimenti

LAUDA ITALIANA


La lauda è canto di glorificazione; è a questo titolo che essa appartiene al linguaggio della Chiesa.

Nella liturgia l’"ufficio delle laudi" è anche la prima delle ore canoniche del breviario, ma il termine "lauda" che noi troviamo qui ha un altro significato e può essere definito come una forma di canto religioso popolare, ad uso collettivo, generalmente in lingua dialettale e, il più delle volte, anonimo.
La sua origine risale probabilmente alla seconda metà del duecento e si imparenta con la ballata italiana così come veniva praticata dai poeti del tempo.
Oggi conosciamo le laudi attraverso due grandi raccolte chiamate "Laudario"; la prima è nata a Firenze e racchiude 89 brani, l'altra a Cortona e ne contiene solo 46.
Conservato in loco, il manoscritto cortonese è stato ritrovato per caso nell'ottocento fra le masserizie di un granaio.
Si tratta della prima importante collezione di canti religiosi in vernacolo. Il libro appartenne alla  Confraternita dei Laudesi di Cortona, che si riunivano nei pressi del Convento di S.Francesco. In pratica si tratta di un manoscritto senza ornamenti e che porta i segni di un uso frequente e protratto nel tempo: la notazione è di semplici note quadre. La raccolta comprende laudi narrative, drammatiche, o solo di tipo devozionale.

Il canto delle laudi si propagò in tutta Italia attraverso la voce di gruppi religiosi detti Laudesi, in un movimento che prese le mosse dalla figura di S.Francesco d'Assisi. Infatti, il primo esempio di lauda degna di questo nome è il suo "delle Creature"del quale non si conosce a tutt'oggi la notazione musicale.
Si sa comunque che, figlio di un ricco mercante di Assisi, il giovane Francesco di  Bernardone amava cantare, che possedeva una cultura profana abbastanza vasta e che gli era famigliare la poesia provenzale dell'epoca, i cui rappresentanti erano i trovatori francesi ed italiani. Non c'è da stupirsi se Francesco utilizza il loro stile per cantare, dopo la conversione, le lodi al Signore.

Anzi, egli lascia la sua impronta ispiratrice a tutto un movimento che si estenderà naturalmente al mondo francescano.
Votati a questo genere, i suoi adepti meritarono pienamente il titolo di "Joculatores Dei", Menestrelli di Dio:così vengono chiamati in alcuni documenti dell'epoca.
La musica delle prime laudi che noi conosciamo  è  lo specchio del canto profano di quei tempi. L'opportunità offerta ai laici di esprimere concetti religiosi in una lingua usata quotidianamente apre loro una porta espressiva  nuova sulle forme della liturgia. In altre parole, le laudi non appartengono al mondo liturgico.
Messa, Vespri, Uffici diversi, il servizio della Chiesa è all'epoca ancora appannaggio dei preti; i gesti, le parole hanno un carattere spiccatamente sacrale. Sono quindi rigorosamente riservati ai religiosi.
Questo scorcio di secolo è caratterizzato anche dalla fondazione di nuovi ordini religiosi che si sottomettono ad un doppio segno di povertà.
Povertà personale ed evangelizzazione dei poveri. Per questa azione pastorale, i frati avevano bisogno di nuovi strumenti operativi. E' in questo caso che interveniva la cosiddetta "para-liturgia", il cui fine palese era una maggiore integrazione del mondo laico nella vita della Chiesa. A fianco della liturgia ufficiale nella quale i laici avevano un ruolo passivo, si crearono spazi e cerimonie in cui nascevano parole e gesti nuovi attraverso i quali si manifesterà la coscienza di essere veramente "popolo di Dio".
Dicevamo che la lauda nacque alla metà del XIII secolo e particolarmente in Umbria e Toscana.
All'inizio fu esclusivamente canto processionale; successivamente il mezzo si caricò di nuova pietà cristiana e potè essere intonato davanti a un simulacro, ad una statua, ad un altare durante la celebrazione della Via Crucis. Nacquero successivamente le laudi drammatiche ove intervenivano via via vari personaggi evocati dal narratore. In questo modo si rappresentavano scene dalle Sacre Scritture: i laici penetravano in prima persona nel Vangelo. Questa pratica diede il via alla costituzione di confraternite laiche, dette appunto dei "Laudesi", la cui attività principale fu quella di intervenire coi canti durante le processioni oppure, occasionalmente, in altri riti liturgici.
I gruppi si organizzano secondo la conoscenza interpersonale di vicinato; quartiere o parrocchia di appartenenza avevano più peso del tipo di attività lavorativa o del censo.
A Cortona, la confraternita fondata alcuni decenni dopo la morte di S.Francesco (1226) aveva come sede una cappella situata sotto la chiesa principale. Nel secolo scorso questa cappella fu murata per ragioni di sicurezza statica. Primo convento italiano ad essere intitolato a nome del santo, S.Francesco di Cortona fu fondato da frate Elia, suo diretto discepolo.
Le confraternite in Italia operarono fino al Concilio di Trento e contribuirono ad arricchire il patrimonio musicale. Furono composte anche laudi polifoniche nello stile proprio rinascimentale.
Il linguaggio delle composizioni originarie è chiaramente un linguaggio popolaresco, di fatto in vernacolo toscano antico, più precisamente toscano-umbro, molto simile all'italiano di oggi.
Influenzati marcatamente dalle teorie dell’Amor Cortese, i testi fanno riferimento a figure che rivestono il ruolo di una precisa dialettica dell’amore.
Così la Vergine Maria è qualificata essa stessa "amorosa" perchè a sua volta innamorata di Dio e questo amore la porterà a partorire il Figlio. Un altro esempio è una lauda sulla passione di Cristo:"Ben è crudele": il primo verso della seconda strofa inizia  con "Amoroso veramente".
E' così definito Gesù che è a sua volta innamorato degli uomini ai quali fece dono della vita. Siamo quindi nel profondo del mondo cortese dei trovatori nel quale, come si diceva, S.Francesco ha innestato la religione del suo tempo e la poesia italiana. Nel complesso la lauda parla di Gesù, di Maria e di alcuni Santi.
Ognuna può abbracciare l'intera vita del Cristo oppure soffermarsi su un avvenimento preciso.
Bisogna comunque riconoscere che l'esecuzione attuale di questi brani pone dei problemi. In realtà la musica non contiene delle reali difficoltà di tipo tecnico; purtroppo si tratta di musica terribilmente ripetitiva.
La stessa breve melodia serve per tutte le strofe (che risultano sempre numerose). Le laudi sono generalmente lunghissime: alcune possono arrivare anche ad una durata di venti minuti. E' facilmente immaginabile la monotonia che può ingenerare nell'ascoltatore odierno l'esecuzione di una melodia ripetuta, tenendo conto anche del fatto che la melodia stessa è composta spesso da pochissime note.
Ciò presuppone da parte dell'interprete un adattamento in una tecnica di dizione molto accurata. Saper porgere il testo, farlo rivivere, far scomparire la monotonia musicale attraverso l'arte vocale che permette di trascendere tutta l'esecuzione: ecco ciò che si è portati a chiedere all'esecutore. In alcune aree del Mediterraneo sopravvive questo genere di canto improvvisato ed adattato al testo. La Corsica ha conservato, ad esempio, accanto al canto polifonico, quello monodico che si pratica ancora in alcuni concorsi di poesia. Questa consuetudine la ritroviamo pure in alcune festività del Calendimaggio di Assisi, ove i concorsi di poesia e di canto improvvisato (canti a contrasto) oppongono gruppi di giovani dei due principali quartieri della città.
Una delle difficoltà incontrate da chi canta le laudi è che la melodia è notata solo per la prima frase; per le strofe seguenti occorre trovare il ritmo per adattare il testo alla melodia stessa. La lettura di qualcuno che parli il linguaggio della "spiritualità" diventa fondamentale per evitare malintesi.
Attraverso questa tradizione del canto improvvisato si è conservato qualcosa dello stile delle laudi originarie. La stessa linea melodica è ripetuta senza tregua: le variazioni del testo obbligano ad improvvisare al di fuori di schemi ritmici precostituiti e a praticare variazioni sulla melodia principale.
L'ascoltatore non avverte più la ripetitività della melodia perchè la stessa è cantata con ornamenti e via via si snoda, ora dilatata ora accelerata. Il senso del discorso letterario può sfuggire in molti dettagli, il modo di presentare il testo implica una precisione, un adeguamento che non lasciano alcuno spazio all'esecuzione metricamente scontata.
E' solo il caso di dire  che chi esegue si confronta  comunque con una musica di una bellezza e di una immediatezza  stupefacente.
E' musica senza età, musica fuori dal tempo, che potrebbe appartenere ad un'epoca qualunque. Nella sua semplicità essa parla direttamente all'ascoltatore di oggi. Vi si riscontra anche la continuità estetica tipica del canto all'italiana, che mantenne le sue peculiarità fino alla tradizione napoletana dell'ottocento. Non dobbiamo mai dimenticare che la lauda non è musica elitaria, composta per il Clero. E' stata composta invece per il popolo dei Credenti...
E' una musica semplice per necessità e mantiene la grazia di tutto ciò che rifiuta la complicazione. Un'arte popolare non ha bisogno di grandi mezzi per essere ricca: le servono poche cose per esprimere sentimenti profondi ed assicurare al tempo stesso una memorizzazione efficace. Così la predicazione si propaga attraverso un canto che offre forma poetica alle varie manifestazioni dei misteri cristiani.



 
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